index

www.artrocketpopstudies.it - created: 20090213 - state: work in progress - info@artrocketpopstudies.it
TOP  

 

MEDEA - Euripide

(431 a. C.)

 

 

« Quando agli imbecilli proponi idee nuove e avvedute, ti ritengono un essere futile, non un individuo assennato: e se vieni ritenuto superiore a chi passa per variamente colto, darai solo fastidio, in città. È una sorte toccata purtroppo a me. Il mio sapere o suscita gelosia o mi fa ritenere [ una perditempo o un’impicciona o ] addirittura una nemica. Eppure non è un sapere così straordinario. »

Euripide, Medea, v. 298 e sg. (trad. Umberto Albini, Garzanti, Milano 1990)

 

 

« Medea è forse l’opera dove l’uomo Euripide esprime con maggior violenza d’accusa i motivi del suo malessere all’interno di una società che non sa riconoscere i propri errori. Nella figura demoniaca della maga barbara, insofferente verso i condizionamenti che le impongono di uniformarsi ad un modello di comportamento estraneo alla sua natura, Euripide rivela l’offesa disperazione di uno spirito che trova intorno a sé il vuoto dell’incomprensione e della ripulsa. Come la straniera Medea è circondata dal sospetto della società, che intuisce nella sua superiore sapienza quei germi di eversione destinati a sconvolgere e a smascherare le ingiustizie su cui è fondato l’ordinamento politico e sociale, così Euripide rimane un isolato all’interno di una comunità che non vuole vedere messe in dubbio delle regole morali ormai canonizzate. »

« La disperazione e la rabbiosa ansia di chi non può più sopportare di essere ingiustamente escluso dalla civiltà rischiano di erompere violente ed inaspettate, portando allo sconvolgimento e alla rovina le strutture di un mondo colpevole di scarsa fiducia nei valori dell’uomo. »

Marina Cavalli in «Medea», introduzione all’opera di Euripide, Mondadori, Milano 1985

 

 

MEDEA (Lars von Trier, 1988)

 

[many thanks to shmickeyd! (youtube community)]

homepage