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« Soft went the music the soft air
along »
John Keats (1795-1821), Lamia (part
II, v. 199)
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«Avevo scoperto, con le mie
prime ricerche, che la dottrina degli Alchimisti non era una
semplice fantasia della scienza chimica, ma una filosofia
applicata al mondo, agli elementi e all'uomo stesso; e che il loro
tentativo di ricavare l'oro dai metalli vili era solo una parte
della trasformazione universale di tutte le cose in una sostanza
divina e imperitura; e questo mi aveva permesso di fare del mio
libro una fantasticheria sulla trasmutazione della vita in arte, e
un grido di smisurato desiderio per un mondo interamente composto
di essenze.»
«Ripetevo a me stesso la nona chiave di Basilius Valentius,
là dove paragona il fuoco dell'Ultimo Giorno al fuoco
dell'alchimista, e il mondo al fornello dell'alchimista, e
vorrebbe farci comprendere che ogni cosa mortale dovrà essere
dissolta prima che la sostanza divina – oro materiale o estasi
immaterica – si possa risvegliare.»
«[...] guardai fuori, nel buio, e in quella chimerica e
turbata fantasia mi parve che tutti quei puntini di luce che
riempivano il cielo fossero i fornelli d'innumerevoli alchimisti
divini, che lavoravano continuamente, mutando il piombo in oro,
l'afflizione in estasi, i corpi in anime, e la tenebra nel
divino»
William Butler Yeats (1865-1939), Rosa
Alchemica.
(trad. Stefano Guizzi, © 1993 ADEA Edizioni,
Milano) |
| [...] diedi incarico a un libraio
di Monaco di tenermi al corrente di qualsiasi libro di alchimia
gli capitasse. Poco dopo ricevetti il primo di essi, Artis
Auriferae Volumina Duo (1593), una vasta raccolta di
trattati latini, tra i quali un certo numero di classici
dell'alchimia.
Lasciai questo libro da parte, quasi senza toccarlo, per circa
due anni. Di tanto in tanto davo un'occhiata alle figure, e ogni
volta pensavo: «Signore Iddio, che assurdità! Non se ne capisce
nulla!» Ma non me ne potevo staccare e decisi di impegnarmi più
a fondo. Comincia l'inverno successivo, e presto trovai la lettura
affascinante e stimolante. Certo, i testi mi davano ancora
l'impressione di un'evidente assurdità, ma qua e là c'erano
passi che mi sembravano significativi, e talvolta trovavo anche
affermazioni che ritenevo di poter capire. Alla fine mi resi conto
che si trattava di simboli di mia vecchia conoscenza. «E'
fantastico» pensai «devo imparare a decifrare tutto ciò.» Ero
ora completamente affascinato, e mi sprofondavo nella lettura di
quei testi tutte le volte che ne avevo il tempo. Una notte, mentre
li stavo studiando, improvvisamente ricordai il sogno nel quale
ero prigioniero del secolo XVII. Alla fine ne coglievo il
significato. «Ecco dunque! Ora sono condannato a studiare tutta
la alchimia dal principio!»
Carl Gustav Jung, Ricordi, sogni, riflessioni.
(trad. Guido Russo, BUR 1992, © 1998 rcs libri,
Milano)
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«Dolce scivolava la musica nell'aria dolce»
John Keats (1795-1821), Lamia (part
II, v. 199)
(trad. Silvano Sabbadini, © 1996 Marsilio,
Venezia)
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«If the doors of perception were cleansed,
everything would appear to man as it is, infinite.»
«For man has closed himself up, till he sees
all things thro' narrow chinks of his cavern.»
William Blake (1757-1827), The Marriage of
Heaven and Hell.
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« Get me out of this cave! »
Peter Gabriel, The Lamb/In the Cage
(1974)
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Peter Gabriel, The Lamb/In the Rapids (1974)
« Moving down the water
John is drifting out of sight, »
[...]
« I'm spiralled down the river bed,
My fire is burning low. »
[...]
« We hold together, hold together ... »
« In this fluid state he observes both bodies outlined in
yellow and the surrounding scenery melting into a purple haze. »
(Copyright, Peter Gabriel 1974)
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« I mutamenti psicologici (degli atteggiamenti, della personalità),
decisivi bagni lustrali dell’anima, sono anche atti di rigenerazione
della storia. La trasformazione degli atteggiamenti della mia
famiglia attraverso il disvelamento di certi motivi ricorrenti
nell’intrico delle mie radici ancestrali non è un problema analitico
meramente personale. È un primo passo storico verso la liberazione
di tutta una generazione da un modello collettivo. Modificando quel
collettivo, si attua un mutamento della storia. E chiunque ripulisca
il suo pezzettino di foresta del passato è l’eroe che riscatta il
tempo, è il capro che, assumendo su di sé i peccati, disfa il tempo.
In questo senso, ciascuno di noi è l’ago della bilancia nei momenti
storici di transizione e in questo senso ciò che ciascuno di noi fa
della propria vita psichica è di importanza storica e non soltanto
sul piano interiore della salvazione dell’anima individuale dalla
storia. Di più: questo è il modo in cui la storia stessa, intesa
come ciò che avviene a livello collettivo fuori di noi, può essere
lavata e risanata. »
James Hillman,
«Senex e Puer. Un aspetto del presente storico e psicologico»,
conferenza tenuta a Eranos nel 1967 (trad. it. di Adriana Bottini in
Puer Aeternus, Adelphi, Milano, 1999) – (tit. orig. Senex
and Puer. An Aspect of the Historical and Psychological Present,
© 1967 James Hillman). |
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Peter Gabriel, The Lamb/Carpet Crawlers (1974)
« A salamander scurries into the flame to be destroyed. »
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« Il fuoco esprime un intenso processo di trasformazione: per
questo, nell'alchimia, la prima materia da trasformare è
simboleggiata da una salamandra nel fuoco [...]. Tutto ciò che il
fuoco consuma sale verso l'alto, verso la dimora degli dei. [...]
Dal tormento inflitto dal fuoco nascerà l'illuminazione. »
Carl Gustav Jung, Zurigo 1950
[cfr. Gli archetipi e l'inconscio collettivo, Opere,
Vol. 9*, Bollati Boringhieri, Torino 1980]
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Peter Gabriel, The Lamb/Back in
N.Y.C. (1974)
« As i cuddled the porcupine / He said I
had none to blame, but me. » |
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« Poi proseguirono per la dimora rustica di Putnam, che si trovava
sui monti Adirondack, vicino a Lake Placid, e presso il quale si
trattennero per quattro giorni. [...] furono giorni felici,
allietati dalle canzoni tedesche di Jung. Fu lì che, con gran gioia
di Freud, videro un giorno un porcospino, al quale si ricollega una
piccola storia. Freud aveva osservato che, di fronte ad un compito
assillante, come quello che in quei giorni gli si presentava, di
esporre le sue sorprendenti conclusioni ad un pubblico straniero,
era utile trovare una via di scarico alle proprie emozioni spostando
l'attenzione su un obiettivo secondario. Così, per esempio, prima di
lasciare l'Europa, aveva sostenuto che andava in America per vedere
un porcospino e tenere qualche conferenza. La frase «trovare il
proprio porcospino» divenne da allora in poi un modo di dire comune
nel nostro ambiente. »
Ernest Jones (1953)
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venerdì 15 gennaio 2010 13.52.36 +0100 |
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The Lamb Lies
Down on Broadway come «opera
alchemica»
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