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I racconti di ET ai suoi amici G-fan

ovvero

Critica oggettivamente implacabile all’entità Genesis e a quel che ne rimane

–intro

Ogni riferimento a opere e pensieri di «uomini straordinari» è esplicitamente voluto e dichiarato fin dal titolo/parafrasi di questo saggio critico; saggio il cui obbiettivo sarà quello di porre fine ad un conflitto ormai storico, generatosi negli anni, a seguito della diffusa contrapposizione critica, operata indistintamente da giornalismo e mondo dei fan, oggi anche da qualche studioso in ambito musicologico, nei riguardi dei due periodi di produzione musicale del gruppo rock Genesis: il primo periodo, quello della prima metà degli anni Settanta, quello con Peter Gabriel come vocalist e front-man, e il successivo, di enorme successo commerciale, quindi assai più noto del precedente, quello con Phil Collins come leader. Trattasi peraltro di una contrapposizione generata «oggettivamente» dalla natura stessa dei due repertori, che col trascorrere del tempo metteranno progressivamente in luce un’opposizione di stili, contenuti e intenti, sempre più drastica, e tale da generare un vero e proprio conflitto di natura psichica, le cui ripercussioni sono a tutt’oggi violentissime e sociologicamente rilevabili sia in ambito critico-storico, che, ovviamente, all’interno dei vari gruppi di appassionati/fan del gruppo inglese.

Un marginale commento ad un passo qui sotto citato, proposto come «tema» fondante della trattazione critica che seguirà, risulta doveroso, anche se la citazione credo sia già di per sé sufficientemente illuminante e non necessiti di molte altre spiegazioni. Per chi non avesse già capito di che si tratta, o meglio, a quale «notevole personaggio» stiamo facendo riferimento con il titolo/parafrasi di cui sopra, consiglierei di tenere a freno la curiosità, e di non precipitarsi a visualizzare la nota in coda di pagina, dove viene riportata la fonte del passo citato, prima di aver letto attentamente il medesimo almeno tre volte. Ok... Ho capito. Sve(g)liamo subito l’arcano, così vi mettete tranquilli e rilassati: si tratta di un passo estratto da una conferenza che Georges I. Gurdjieff tenne a New York nella prima metà degli anni venti del secolo scorso, il cui testo verrà in seguito pubblicato in coda al noto suo primo libro: I racconti di Belzebù a suo nipote. Critica oggettivamente imparziale della vita degli uomini. Dunque ora sarà chiara anche l’origine del “mio” titolo: prestito per il quale mi scuso fin da ora con l’intero universo. Se avete già perso la pazienza, o, più probabile, se vi siete già indispettiti, quanto segue non fa per voi. Mandatemi pure «al diavolo» e incamminatevi serenamente verso un altro sito. In ogni caso, buona «navigazione».

ET (aretps, ago2008).

–tema

« […] paragoneremo la vita umana in generale a un grande fiume che nasce da varie sorgenti e scorre alla superficie del nostro pianeta, e la vita di ogni singolo uomo a una goccia d’acqua appartenente al fiume della vita.

All’inizio questo fiume scorre lungo una valle pianeggiante in una massa relativamente unita, ma poi, nel punto in cui la Natura ha subìto un cosiddetto “cataclisma non conforme alle leggi”, si scinde in due rami distinti, realizzando ciò che si potrebbe chiamare “la divisione delle acque”.

Poco dopo quel punto, tutta l’acqua del primo ramo sbocca in una vallata ancor più uniforme e, senza curarsi d’attraversare un paesaggio più o meno “maestoso e pittoresco”, prosegue il suo corso fino al vasto oceano.

Il secondo braccio, invece, scorre attraverso ostacoli formati dal “cataclisma non conforme alle leggi” di cui abbiamo parlato e, riversandosi in crepacci prodotti dal medesimo cataclisma, scompare nelle profondità della terra.

Dopo la “divisione delle acque”, i due rami proseguono le loro strade separati senza più mescolarsi, ma in alcuni punti si avvicinano talmente che i loro corsi, coi risultati ad essi inerenti, procedono costeggiandosi, e a volte, quando si producono grandi perturbazioni atmosferiche come venti o tempeste, accade che alcuni spruzzi o alcune gocce isolate passino da una corrente all’altra.

Considerata individualmente, la vita di ogni uomo fino all’età responsabile corrisponde ad una goccia d’acqua nel corso iniziale del fiume, mentre il punto in cui avviene la “divisione delle acque” corrisponde al periodo in cui egli raggiunge la “maggiore età”.

Prima della separazione ogni movimento grande o piccolo delle acque, conforme alle leggi e finalizzato a realizzare il destino previsto per l’intero fiume, vale ugualmente per tutte le gocce, in quanto componenti della massa globale del fiume.

Ma per la singola goccia, ogni suo spostamento, ogni direzione seguita e ogni stato prodotto dai cambiamenti di posizione, dalle condizioni ambientali fortuite e dal suo moto più o meno rapido, sono interamente lasciati al caso.

Le gocce non hanno un destino personale predeterminato. Il destino predeterminato vale solo per il corso d’acqua nel suo insieme.

Nella parte iniziale del fiume della vita, le gocce sono ora qua, ora là, e un momento dopo possono anche non esistere più come tali, ma essere proiettate fuori dal corso d’acqua ed evaporare.

Orbene la Grande Natura, allorché, a causa della vita indegna degli uomini, si è vista costretta a far degenerare in modo corrispondente la loro presenza, ha stabilito che, in vista della realizzazione comune di tutte le cose esistenti, l’insieme della vita umana sulla Terra debba dividersi in due rami distinti; e ha concepito un piano conforme alle leggi, fissandone gradualmente i particolari di realizzazione, secondo il quale in ogni goccia d’acqua del tratto iniziale del fiume della vita, al momento delle “lotte interiori soggettive contro il proprio principio negativo”, possa sorgere o non sorgere un “qualcosa” da cui dipendono determinate proprietà che, al momento della divisione delle acque, permettono di entrare in uno piuttosto che nell’altro ramo.

Questo “qualcosa”, che nella presenza di ogni goccia d’acqua serve a realizzare la proprietà corrispondente all’uno o all’altro ramo, è proprio l’ “Io” di cui si è parlato nella conferenza di oggi e che può formarsi nella presenza generale di ogni uomo che abbia raggiunto l’età responsabile.

Un uomo in possesso del proprio “Io” entra in una corrente del fiume della vita, mentre chi ne è sprovvisto entra nell’altra.

Il destino di ogni goccia del fiume è determinato, al momento della “divisione delle acque”, dal ramo stesso in cui ciascuna s’inoltra.

Ciò accade, come ho già detto, perché il primo ramo finisce nell’oceano, cioè in quella sfera della Natura in cui avvengono frequenti “scambi” tra le varie grandi concentrazioni cosmiche per mezzo del processo detto “Pokhdalissdjancha”, di cui del resto i nostri contemporanei conoscono l’aspetto frammentario chiamato “ciclone”; di conseguenza una goccia d’acqua acquisisce la possibilità di evolvere come tale fino alla concentrazione superiore seguente.

Quanto all’altro braccio del fiume, che alla fine del suo corso sprofonda in abissi sotterranei dove partecipa al processo detto di “creazione involutiva” perennemente in atto all’interno del pianeta, esso si trasforma in vapore che finisce nelle sfere appropriate delle nuove formazioni.

Dopo la divisione delle acque, i processi grandi e piccoli che assicurano, in ogni piccolo movimento esteriore, il compiersi della sorte predestinata ad entrambi i rami, dipendono sempre dalle medesime leggi cosmiche; soltanto i risultati che se ne derivano “si soggettivizzano”, per così dire, in maniera diversa per ogni ramo, e, pur funzionando indipendentemente, continuano ad aiutarsi e sostenersi a vicenda. Tali risultati “soggettivizzati” di secondo ordine, prodotti dalle leggi cosmiche fondamentali, a volte funzionano fianco a fianco e a volte si urtano oppure si incrociano, ma non si fondono mai. E l’azione di questi risultati di secondo ordine, in determinate condizioni ambientali, può estendersi anche alle singole gocce. »[1]

   

 

–nota (d’attesa)

L’invito a leggersi il resto, ossia tutta quanta la conferenza, e magari, un giorno, tutto quanto il volumone di Gurdjieff, è ovviamente dato per scontato. Cosa c’entrino i Genesis di Peter Gabriel e i successivi di Phil Collins con tutto questo, per ora lo lascio intendere a voi altri, carissimi lettori che siete riusciti ad arrivare in fondo a queste poche righe, poiché nonostante l’effetto straniante di questa lettura, immagino abbiate colto immediatamente almeno un paio di singolarità che rimandano, in una qualche maniera, la prima ad un notissimo brano firmato Genesis 1973, la seconda, ad un altro brano, meno noto, pubblicato nel 2002 da Peter Gabriel. Au revoir. ET

(continua… o, come si dice in musica, attacca…)

 

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–note

[1] Tratto da «I racconti di Belzebù a suo nipote. Critica oggettivamente imparziale della vita degli uomini», capitolo 48, p. 1115, di Georges I. Gurdjieff, © 1999 Neri Pozza Editori, Vicenza.