|
–tema
« […] paragoneremo
la vita umana in generale a un grande fiume che nasce da varie
sorgenti e scorre alla superficie del nostro pianeta, e la vita di
ogni singolo uomo a una goccia d’acqua appartenente al fiume
della vita.
All’inizio
questo fiume scorre lungo una valle pianeggiante in una massa
relativamente unita, ma poi, nel punto in cui la Natura ha subìto
un cosiddetto “cataclisma non conforme alle leggi”, si scinde
in due rami distinti, realizzando ciò che si potrebbe chiamare
“la divisione delle acque”.
Poco dopo quel
punto, tutta l’acqua del primo ramo sbocca in una vallata ancor
più uniforme e, senza curarsi d’attraversare un paesaggio più
o meno “maestoso e pittoresco”, prosegue il suo corso fino al
vasto oceano.
Il secondo
braccio, invece, scorre attraverso ostacoli formati dal
“cataclisma non conforme alle leggi” di cui abbiamo parlato e,
riversandosi in crepacci prodotti dal medesimo cataclisma,
scompare nelle profondità della terra.
Dopo la
“divisione delle acque”, i due rami proseguono le loro strade
separati senza più mescolarsi, ma in alcuni punti si avvicinano
talmente che i loro corsi, coi risultati ad essi inerenti,
procedono costeggiandosi, e a volte, quando si producono grandi
perturbazioni atmosferiche come venti o tempeste, accade che
alcuni spruzzi o alcune gocce isolate passino da una corrente
all’altra.
Considerata
individualmente, la vita di ogni uomo fino all’età responsabile
corrisponde ad una goccia d’acqua nel corso iniziale del fiume,
mentre il punto in cui avviene la “divisione delle acque”
corrisponde al periodo in cui egli raggiunge la “maggiore età”.
Prima della
separazione ogni movimento grande o piccolo delle acque, conforme
alle leggi e finalizzato a realizzare il destino previsto per
l’intero fiume, vale ugualmente per tutte le gocce, in quanto
componenti della massa globale del fiume.
Ma per la
singola goccia, ogni suo spostamento, ogni direzione seguita e
ogni stato prodotto dai cambiamenti di posizione, dalle condizioni
ambientali fortuite e dal suo moto più o meno rapido, sono
interamente lasciati al caso.
Le gocce non
hanno un destino personale predeterminato. Il destino
predeterminato vale solo per il corso d’acqua nel suo insieme.
Nella parte
iniziale del fiume della vita, le gocce sono ora qua, ora là, e
un momento dopo possono anche non esistere più come tali, ma
essere proiettate fuori dal corso d’acqua ed evaporare.
Orbene la Grande
Natura, allorché, a causa della vita indegna degli uomini, si è
vista costretta a far degenerare in modo corrispondente la loro
presenza, ha stabilito che, in vista della realizzazione comune di
tutte le cose esistenti, l’insieme della vita umana sulla Terra
debba dividersi in due rami distinti; e ha concepito un piano
conforme alle leggi, fissandone gradualmente i particolari di
realizzazione, secondo il quale in ogni goccia d’acqua del
tratto iniziale del fiume della vita, al momento delle “lotte
interiori soggettive contro il proprio principio negativo”,
possa sorgere o non sorgere un “qualcosa” da cui dipendono
determinate proprietà che, al momento della divisione delle
acque, permettono di entrare in uno piuttosto che nell’altro
ramo.
Questo
“qualcosa”, che nella presenza di ogni goccia d’acqua serve
a realizzare la proprietà corrispondente all’uno o all’altro
ramo, è proprio l’ “Io” di cui si è parlato nella
conferenza di oggi e che può formarsi nella presenza generale di
ogni uomo che abbia raggiunto l’età responsabile.
Un uomo in
possesso del proprio “Io” entra in una corrente del fiume
della vita, mentre chi ne è sprovvisto entra nell’altra.
Il destino di ogni goccia del
fiume è determinato, al momento della “divisione delle
acque”, dal ramo stesso in cui ciascuna s’inoltra.
Ciò accade,
come ho già detto, perché il primo ramo finisce nell’oceano,
cioè in quella sfera della Natura in cui avvengono frequenti
“scambi” tra le varie grandi concentrazioni cosmiche per mezzo
del processo detto “Pokhdalissdjancha”, di cui del resto i
nostri contemporanei conoscono l’aspetto frammentario chiamato
“ciclone”; di conseguenza una goccia d’acqua acquisisce la
possibilità di evolvere come tale fino alla concentrazione
superiore seguente.
Quanto
all’altro braccio del fiume, che alla fine del suo corso
sprofonda in abissi sotterranei dove partecipa al processo detto
di “creazione involutiva” perennemente in atto all’interno
del pianeta, esso si trasforma in vapore che finisce nelle sfere
appropriate delle nuove formazioni.
Dopo la
divisione delle acque, i processi grandi e piccoli che assicurano,
in ogni piccolo movimento esteriore, il compiersi della sorte
predestinata ad entrambi i rami, dipendono sempre dalle medesime
leggi cosmiche; soltanto i risultati che se ne derivano “si
soggettivizzano”, per così dire, in maniera diversa per ogni
ramo, e, pur funzionando indipendentemente, continuano ad aiutarsi
e sostenersi a vicenda. Tali risultati “soggettivizzati” di
secondo ordine, prodotti dalle leggi cosmiche fondamentali, a
volte funzionano fianco a fianco e a volte si urtano oppure si
incrociano, ma non si fondono mai. E l’azione di questi
risultati di secondo ordine, in determinate condizioni ambientali,
può estendersi anche alle singole gocce. »
|